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Morphosis. Hypo Alpe Adria Center |
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Lo studio di architettura californiano Morphosis si è affermato, negli ultimi vent'anni, grazie al fascino e all'intelligenza delle sue opere e dei suoi progetti, divenendo un autorevole punto di riferimento per l'architettura americana contemporanea, specie quella della West Coast degli Stati Uniti. Ne ricordiamo gli esordi con i progetti di residenze a Venice, California, le prime apparizioni nella sfera pubblica con ristoranti quali il 72 Market Street a Venice e il Kate Mantilini a Hollywood fino alle ultime realizzazioni in Taiwan e in Korea. Ora Morphosis sbarca in Europa. La sua prima opera nel vecchio continente nasce in seguito a una gara d'appalto vinta da Thom Mayne, affiancato da John Enright e dal partner austriaco Martin Krammer. Si tratta del progetto per la sede centrale di una banca, la Hypo Alpe Adria Bank, che, in seguito ad una ristrutturazione aziendale orientata verso una maggiore flessibilità ed apertura nei mercati internazionali, necessitava di rinnovare la propria immagine, comunicando al pubblico la conquistata dinamicità e ampiezza. Al progetto è destinato un lotto di 33.000 metri quadrati che si trova a pochi chilometri ad est di Klagenfurt, nell'Austria meridionale, non lontano dal confine con Italia e Slovenia. La realizzazione del complesso viene scandita in tre fasi successive: la prima, con uffici centrali, un public event center e parcheggi interrati per un totale di 10.000 metri quadrati, inaugurata nel settembre 1999; la seconda, con spazi commerciali per 6.000 metri quadrati, completata nel marzo 2000; la terza, per 9.200 metri quadrati di residenze, asili nido, scuola materna e altri spazi commerciali, da realizzare entro la fine del 2001. Non si tratta solo di una vigorosa opera di architettura, ma di un intervento alla scala urbana che mira a ri-semantizzare un'area della città, ibrido tra la condizione urbana e quella suburbana/agricola, improntando il sito ad una ben definita identità formale. Il progetto prevede che la porzione più densamente urbana del programma sia posta verso sud, in continuità con la città, mentre quella a più bassa densità sia verso nord, in modo da armonizzarsi meglio con il contesto suburbano. Il complesso manufatto architettonico offre allo studio l'occasione di dimostrare la maturità della sua ricerca; vengono qui infatti messe in pratica strategie maturate in esperienze precedenti, come ad esempio nel progetto del 1992 per il Convention Center di Nara in Giappone; in quel caso un approccio dinamico nel modellare il paesaggio, per cui la superficie del terreno veniva concepita quasi come una membrana sospinta dalla terra sottostante, diventava parte integrante della definizione del progetto. Nel caso dell'Hypo Alpe Adria Center il diagramma illustra chiaramente il concetto da cui parte il progetto, ovvero l'integrazione delle qualità intrinseche alle tipologie rurali ed a quelle urbane. La vasta copertura è pensata come una continuazione del paesaggio naturale e collega il progetto con l'intorno agricolo; è una sorta di "terreno artificiale" che ospita gran parte del programma e dei parcheggi interrati e che, sviluppandosi gradualmente fino ad un altezza massima di 2 o 3 piani, opera una transizione con i confinanti campi agricoli. Un cardo e un decumano, estrapolati dalla maglia stradale preesistente, vengono poi fatti passare in corrispondenza di questa massa edificata e un forum, una sorta di foyer urbano, viene posizionato lungo il decumano e in diretto contatto con l'incrocio stradale esistente. L'ampia tettoia costituisce quasi un invito affinché la città possa penetrare fin nel cuore del complesso, animato da una rete di passaggi pedonali che vogliono richiamare l'intricata vitalità dell'intreccio stradale del vicino centro di Klagenfurt. All'interno di questa nuova topografia, che trasforma il paesaggio divenendone in un certo senso parte integrante, emerge un altro elemento, quasi l'esito di spostamenti tellurici causati da eventi sismici. Si tratta di un corpo di fabbrica alto cinque piani occupato dagli uffici veri e propri della banca che dichiara così, emergendo dal "paesaggio artificiale", il proprio status di principale istituzione civica e culturale. Le vaste dimensioni dell'edificio sono mitigate, dal punto di vista percettivo, grazie all ri-configurazione del suolo con la creazione del "terreno artificiale" e all'evanescenza del trattamento superficiale dei volumi architettonici: gli accostamenti dei materiali di rivestimento dimostrano una sapiente alternanza, pur restando all'interno di una palette materica limitata a sole cinque variabili (vetro, lamiere metalliche, lamiera forata, pannelli di calcestruzzo e cemento a vista). Si tratta, del resto, di un intervento nel quale la strategia progettuale fa affidamento più sulla macro-scala dei gesti architettonici che sulla micro-scala della definizione dei dettagli. La padronanza nel concepire complesse composizioni volumetriche porta alla creazione di inedite spazialità che non impediscono, comunque, di sostenere l'unità architettonica complessiva. L'impianto, poi, risulta chiaro dal punto di vista planimetrico: gli uffici sono organizzati attorno a una corte centrale che, ritagliando una sezione di cielo, permette alla luce naturale di filtrare all'interno, sviluppando diverse intensità luminose fino a giungere ai locali della banca posti al piano terreno. Questo vuoto funge anche da nodo di passaggio, con passerelle aeree affacciate su di esso che collegano gli ascensori e gli atrii, distribuiti lungo il perimetro interno, con il resto del complesso; talvolta esse compenetrano i volumi, come accade ad esempio sulla facciata meridionale del corpo degli uffici, dove la passerella determina la presenza di un corpo scala aggettante di collegamento tra il piano degli uffici dirigenziali e il tetto terrazza. Le acrobazie architettoniche, slegate da una rigida ortogonalità, la ricchezza e la varietà di forme e materiali, l'alternanza di opacità e trasparenze danno luogo ad un edificio dallo straordinario impatto visivo. Ma con grande sapienza progettuale, Morphosis riesce efficacemente ad offrire un'architettura propizia alle attività di una banca, concependo spazi interni intimi e pacati in contrapposizione all'intensità e al dinamismo di quelli esterni. Un intervento, insomma, che si estrinseca tanto in un esterno che, relazionandosi con forza alla città, stimola l'urbanistica, quanto in un interno che serenamente si offre ai luoghi del lavorare. |
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