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Morphosis. University of Toronto, Graduate Student Housing |
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Il progetto per il Graduate Student Housing della University of Toronto è espressione lucida e coerente delle esplorazioni che in questi anni Morphosis ha condotto nel campo dell'edilizia pubblica e offre allo studio californiano l'occasione di dimostrare la maturità della sua ricerca: vengono qui infatti messe in pratica strategie sviluppate in occasione di alcuni importanti lavori completati di recente, quali la International Elementary School di Long Beach, la Diamond Ranch High School, inaugurata nel 2000 a Pomona, e l'Hypo Alpe Adria Center, opera prima in Europa. Tutte queste esperienze rappresentano alcune significative incursioni nella sfera pubblica di una pratica professionale alla quale in passato era concesso di sperimentare prevalentemente grazie ad incarichi commissionati da privati e per interventi dalle dimensioni piuttosto contenute. L'edificio di Toronto, inaugurato alla fine del 2000, non costituisce solo una vigorosa opera di architettura, capace di creare una nuova immagine per l'università stessa, ma rappresenta piuttosto un intervento alla scala urbana che, improntando il sito a una ben definita identità formale, mira a diventare un nuovo punto di riferimento per quest'area della città. L'impianto è molto chiaro dal punto di vista planimetrico: le residenze sono organizzate attorno a una corte centrale che, ritagliando una sezione di cielo, permette alla luce naturale di filtrare all'interno degli alloggi. L'esplorazione condotta dai progettisti di Morphosis, affiancati dallo studio canadese di Stephen Teeple, sulle possibilità espressive della tipologia a corte li ha portati a prevedere unità abitative articolate su uno e due livelli, con un corridoio di distribuzione ogni tre piani. La corte centrale, ribassata rispetto al filo stradale, si apparta dal disordine di Spadina Avenue e dal rumore dei tram che la percorrono e rappresenta un luogo inaspettato nel compatto tessuto edilizio. Il taglio obliquo del corpo meridionale e la parziale rotazione della struttura risolvono in maniera drammaticamente spettacolare l'accesso al complesso, e fanno sì che i passanti intravedano dalla strada il cortile interno rettangolare, inquadrato da una seducente cornice composta da una palette di materiali eterogenei (vetro, calcestruzzo e lamiera perforata). L'edificio, con i suoi prospetti differenziati per altezza, si integra con il denso tessuto edilizio circostante e privilegia un rapporto di scala con gli edifici vicini. La facciata orientale di 11 piani e quella a ovest di 7 si confrontano con i quattro piani fuori terra che affacciano sulla più minuta Glen Morris Street, piantumata con alberi a basso fusto. Il corridoio del sesto e settimo piano è leggibile in facciata come una trave -imponente per dimensioni, ma alleggerita visivamente grazie al trattamento superficiale- che irrompe all'interno dell'ordine linguistico del prospetto su Spadina Avenue. Questo elemento ha anche la funzione di segnale e, mentre in trasparenza si indovinano le sagome delle persone che ne percorrono la lunghezza, con il suo gigantesco lettering (il font è un Helvetica dalle dimensioni di 25.000 punti) compone le parole "University of Toronto". La nuova porta di ingresso al campus universitario (St. George Campus) e in particolare la sua "O" terminale, in precario equilibrio sulla trave d'acciaio, in aggetto di 27 metri rispetto al filo della facciata, catturano fortemente l'attenzione dei passanti. E l'Università riesce così a dichiarare, anche grazie all'esuberanza e alla forza del segno grafico, il proprio status di importante istituzione civica e culturale. L'edificio è molto composto e disciplinato nel linguaggio e non esibisce le acrobazie architettoniche, slegate da una rigorosa ortogonalità, alle quali Morphosis ci ha abituati negli anni. Le rigide normative da rispettare, il budget ristretto dell'Università e il pragmatismo necessario per rispondere con coerenza all'esigenza di disporre le residenze per 450 studenti all'interno di una cubatura minima hanno senz'altro portato a sviluppare il progetto secondo una scrupolosa precisione compositiva. La conseguente unità architettonica complessiva si arricchisce comunque grazie alla generale inventiva formale, alla ricchezza e alla varietà nell'accostamento dei materiali di rivestimento, alla sapiente alternanza di opacità e trasparenze che danno così luogo ad un edificio dallo stimolante impatto visivo. Le vaste dimensioni dell'edificio e la sua compattezza volumetrica sono mitigate, dal punto di vista percettivo, grazie all'evanescenza del trattamento superficiale dei volumi architettonici. Il risultato ultimo è un'architettura che sapientemente concilia i requisiti funzionali di una residenza universitaria con le esigenze più strettamente istituzionali di presentarsi al pubblico con un'immagine ben riconoscibile; gli spazi interni, intimi e raccolti, si contrappongono così al dinamismo e alla effervescenza di un esterno che, relazionandosi con forza al suo immediato intorno urbano, riesce a ridisegnare un luogo donandogli un'identità. |
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