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GR. La generazione della rete recensione
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C'è da chiedersi, nell'era tecnologica postindustriale, quali possano essere le nuove potenzialità e le risorse di cui la disciplina dell'architettura può beneficiare. Senza voler ambire alla compiutezza analitica o a una qualche sorta di presunzione generalizzante, GR. La generazione della rete pone degli interrogativi su quali siano i nuovi terreni all'interno dei quali l'architettura delle generazioni di Internet si muove. Quindi, non tanto un'analisi di come i nuovi strumenti digitali stiano rivoluzionando le modalità con cui l'architetto può comunicare il suo progetto, quanto, piuttosto, una dimostrazione di come l'era dell'informazione, con le sue ampliate possibilità di scambio e contatto tra gli architetti, abbia dato luogo a un territorio diverso e aggiuntivo per l'architettura. Il consistente volume, quasi una guida del telefono per mole, offre al lettore un'ampia panoramica sulla giovane architettura italiana dell'ultimo decennio. La sua peculiarità in quanto opera di rilevazione simultanea sta, però, nel fatto di essere stata redatta in soggettiva e non invece, come in genere accade per questo tipo di compilazioni, da un censore esterno. Il libro nasce, infatti, per volontà dei 2A+P, gruppo ampio ed eterogeneo (di studenti all'epoca di realizzazione del libro, oggi già laureati in architettura) che conduce, dal suo interno, un monitoraggio istantaneo della giovane scena architettonica italiana. Il loro compendio non mira alla completezza, che sarebbe del resto difficilmente raggiungibile, data la mutevolezza e la complessità di questo panorama in pieno sviluppo, né all'esaustività, dal momento che i 14 gruppi selezionati vogliono essere solo rappresentativi di un panorama ben più ampio. Una lettura orizzontale, quindi, che non vuole privilegiare -almeno negli intenti- un gruppo piuttosto che un altro. Tutto ciò nel rispetto dell'ipotesi del titolo (vale a dire la generazione della rete) che implica la necessità di individuare una mappatura provvisoria delle connessioni tra le realtà progettuali italiane che sono attive soprattutto nella predisposizione di un network (il primo network dell'era di Internet in Italia). Più che della classificazione di un numero limitato di architetti che appartengono a una generazione X, si tratta pertanto della ricognizione di una categoria di progettisti che lavorano -consapevolmente o inconsapevolmente- alla costruzione di una tessitura i cui beneficiari saranno probabilmente non loro stessi ma i progettisti delle generazioni successive. Un network fatto non solo ed esclusivamente di materia digitale, quindi, ma anche e soprattutto di fisicità. Questa mappa complessa e dinamica viene ben restituita anche dagli interventi grafici, realizzati con competenza dai 2A+P (che, nonostante la loro giovane età, hanno già prima di questo libro avuto delle esperienze editoriali notevoli, tra cui i tre numeri monografici della rivista "2A+P" pubblicata da Castelvecchi): una serie di fotografie diagrammatiche che disegnano delle impreviste configurazioni o interconnessioni che attraversano il territorio italiano e che forniscono una visione di insieme, individuando alcuni punti nodali della produttività e della creatività italiana. Si tratta, in sintesi, della prima strutturazione di una rete operativa, le cui relazioni vengono dedotte e sintetizzate cronologicamente, nella consistente appendice del volume, in funzione di una serie di eventi ritenuti nodali (mostre, convegni, esposizioni, pubblicazioni) che hanno fornito occasione di incontro o di visibilità per i progettisti presentati nel libro. I 2A+P vengono affiancati da Marco Brizzi, direttore di ARCH'IT (www.architettura.it), e Luigi Prestinenza Puglisi, critico di architettura, i quali, partendo dall'inevitabile considerazione che l'era di Internet si caratterizza per l'incertezza e per l'aprirsi di una molteplicità di percorsi instabili, non osservano con sguardo neutro e assoluto, ma piuttosto riconsiderano lo stato delle cose alla luce di quei fattori di virtualità e immaterialità che distinguono questo tempo e, conseguentemente, questa generazione. Ciò che osservano e descrivono è un luogo intricato che si struttura -e nemmeno troppo nitidamente- ad ogni successivo passaggio dello sguardo. E come è giusto che sia per una pubblicazione che analizza il mutevole sviluppo di questo panorama, il punto di vista deterministico -quello che esprime una ed una sola possibilità di sviluppo, uno e un solo percorso attuabile- non è giustamente stato adottato. Nel libro si intrecciano, così, varie chiavi di lettura parallele: la ricognizione sul campo condotta dai 2A+P, che hanno compilato la mappa dinamica della giovane progettualità italiana scegliendo i gruppi più rappresentativi filtrandoli attraverso una serie di parole chiave (inclusivismo, interconnessione, extradisciplinarietà, operatività, omniscape, tecnologia), e il dialogo Brizzi/Puglisi svolto in forma di ping pong telematico e presentato in calce alle pagine del libro. Non una presentazione accademica e altisonante, ma un dialogo che conserva la freschezza e la spontaneità delle battute scambiate via email. Il libro trae così una sua efficace sintesi in benefica assenza di affermazioni assolute o ambizioni teoriche da parte di Brizzi e Puglisi, seppur a costo di qualche ingenuità, specie nelle premesse democratizzanti e negli intenti onnicomprensivi, e delle inevitabili approssimazioni. Questa nuova generazione, ce lo insegnano le pagine di GR, sfugge ancora a ogni possibile chiara definizione e classificazione. Ma se attentamente indagata, come qui è stato fatto, nei suoi molteplici elementi di indeterminatezza e nei suoi mutevoli sviluppi, si capisce come essa proponga un nuovo ambito di ricerca e sperimentazione che travalica i tradizionali sistemi di comunicazione per dar luogo a una prolifica, quanto intricata, indeterminatezza spaziale. |
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