Elisabetta Mori
Spot on Schools. Intervista a Paola Giaconia, curatrice della mostra


1. Come nasce la mostra?
Sono sette anni ormai che il festival di architettura in video di Firenze misura l'incidenza dello sviluppo dei sistemi multimediali sulla produzione architettonica contemporanea.
Con Marco Brizzi, curatore del festival, parlavamo da tempo dell'interesse che poteva avere un'indagine sul ruolo che giocano i media in ambito didattico, all'interno della cultura del progetto architettonico.
Inoltre ritenevamo che fosse molto importante dare seguito, con una mostra, all'attenzione che in passato il festival aveva dedicato all'esperienza didattica, mostrando video di studenti e invitando alcuni dei docenti più sensibili al tema mediatico. Ho così accettato con grande interesse ed entusiasmo la proposta di curare la mostra SPOT ON SCHOOLS, quale prima ricognizione delle più avanzate linee di ricerca didattica.
Gli interrogativi che mi sono posta, nella fase di preparazione della mostra, avevano quindi a che fare con i più recenti sviluppi, in ambito didattico, delle tecnologie digitali applicate alla ricerca progettuale. In che modo e in quale misura i mezzi elettronici stanno cambiando le modalità con cui l'architetto comunica e, soprattutto, concepisce il suo progetto? Possono i nuovi media trasformare le tradizionali modalità di concezione, rappresentazione e comunicazione dell'architettura?
L'edizione 2003 di BEYOND MEDIA/OLTRE I MEDIA ha così ospitato per la prima volta una significativa esposizione dedicata ad alcune tra le più prestigiose scuole di architettura al mondo.

2. Quali sono stati i criteri di selezione di università e istituti coinvolti?
Sono stati inizialmente contattati un centinaio di docenti che insegnano presso istituti universitari di tutto il mondo. I primi contatti derivavano da un'indagine preliminare che ho condotto per conoscere il loro campo di applicazione e quindi l'interesse che il lavoro da loro svolto in ambito accademico poteva avere per il tipo di mostra che avevo in mente di ospitare all'interno del festival. Dopo un primo contatto personale con il docente, che è servito per meglio conoscerne l'attività, ho operato delle scelte e quindi abbiamo potuto procedere all'invito ufficiale delle istituzioni che hanno poi partecipato alla manifestazione fiorentina. Si è stabilità una interessante continuità con le esperienze documentate nelle edizioni passate del festival attraverso i lavori di studenti proposti nella tradizionale selezione di video.

3. Come hanno reagito le scuole a quest'iniziativa? E che tipo di risposta hanno dato?
In generale abbiamo potuto registrare un forte interesse per l'iniziativa, sia da parte di quelle scuole che, invitate inizialmente, hanno dovuto poi declinare il nostro invito per motivi di mancanza di tempo o per carenza di risorse organizzative, sia da parte di quelle scuole che hanno partecipato alla manifestazione di quest'anno e hanno chiesto di poter prendere parte anche alla prossima edizione di SPOT ON SCHOOLS. Durante la fase di allestimento della mostra, poi, è stato bello vedere come quel momento di duro lavoro abbia anche costituito, per molti degli studenti arrivati dai tanti paesi rappresentati nella mostra (USA, Taiwan, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Germania, ecc.), un'ottima occasione di scambio e conoscenza reciproca.

4. In generale cosa è emerso?
La mostra ha raccolto, accanto alle più radicali forme di elaborazione grafica risultate da ricerche nel settore della comunicazione visiva dell'architettura, gli esiti di nuove metodologie progettuali che fanno affidamento, già nella fase ideativa, a software dell'ultima generazione che consentono uno stravolgimento delle più consuete modalità di produzione dell'architettura, con significative conseguenze nella definizione del campo di applicazione e delle configurazioni progettuali.
I lavori esposti nella mostra SPOT ON SCHOOLS hanno dimostrato che, superata la fase dell'accondiscendenza nei confronti delle soluzioni preconfezionate offerte dai media, c'è la volontà di passare alla ricerca delle applicazioni. La scuola tradizionale, quella che già nell'era analogica faceva ostentazione del bel disegno, sembra conoscere una sostanziale ridefinizione.

5. La mostra ha una forte connotazione internazionale: hai riscontrato diversi tipi di approccio legati a contesti culturali specifici?
All'interno delle 19 installazioni, i lavori esposti mostravano tutti, seppur nella loro diversità, come le nuove tecnologie digitali abbiano fortemente influenzato la cultura del progetto di architettura.
Si spazia quindi dalle installazioni interattive realizzate dagli studenti della KHM (Kunsthochschule für Medien Köln) o di Interaction Ivrea alle indagini sul territorio di UC Berkeley o della Clemson University.
Il percorso offerto dall'esposizione, e riassunto con completezza e dovizia di immagini nel catalogo ufficiale (SPOT ON SCHOOLS, Mandragora, Firenze 2003), è particolarmente vivace e dimostra la grande ricchezza delle proposte che abbiamo ospitato all'interno della Stazione Leopolda di Firenze, sede della mostra.

6. Pensi che queste ricerche siano l'espressione di un cambiamento generalizzato di metodi didattici e ambiti di ricerca? Oppure solo in determinati contesti culturali si hanno i mezzi e le risorse e l'interesse ad affrontare tali tematiche?
I casi più interessanti sono senz'altro quelli che vedono l'uso del computer come strumento generativo o conoscitivo della realtà, e non semplicemente come strumento di rappresentazione o di disegno tecnico. Non dimentichiamo che la mostra ha voluto evidenziare come i nuovi strumenti digitali stiano rivoluzionando le modalità con cui l'architetto può non solo comunicare, ma -cosa ancora più importante- concepire il suo progetto.

7. Le università e le scuole italiane come si pongono in questo contesto?
La mostra di quest'anno ha visto la partecipazione entusiastica di tre istituzioni italiane: l'Università di Camerino, Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno, rappresentata dal Laboratorio di Eidomatica diretto da Francesco Cervellini ed Elena Ippoliti; la Prima Facoltà di Architettura Ludovico Quaroni dell'Università La Sapienza di Roma, con il corso diretto da Antonino Saggio; l'Interaction Design Institute di Ivrea con i lavori degli studenti guidati da Walter Aprile, Massimo Banzi e Stefano Mirti.
In generale mi sento di poter affermare che esistono molte realtà didattiche di grande interesse nel nostro paese; e spesso sono anche ben confrontabili con quelle delle migliori scuole del mondo. Tutto ciò nonostante il fatto che, nella generale strutturazione della formazione architettonica, esista nel nostro paese un sostanziale e perdurante ritardo, dovuto per lo più a forme di accademismo di ritorno. Speriamo di poter documentare le esperienze più meritevoli durante la prossima edizione della mostra, ed avere così una ancora più vasta partecipazione delle nostre scuole.

8. Colpiva in alcuni casi la maturità di ricerche compiute da studenti davvero giovani... che tipo di mostra DEEP INSIDE, secondo te, potrebbe venire fuori tra 10 anni con i partecipanti alla mostra SPOT ON SCHOOLS?
È vero. I lavori degli studenti che sono stati messi in mostra dimostrano, nella maggior parte dei casi, un alto livello di maturità e soprattutto una disincantata curiosità. La speranza è che i giovani studenti di oggi crescano con il dovuto spirito critico, comprendendo a fondo le potenzialità offerte dalle tecnologie senza lasciarsi da queste sopraffare. A voler ben vedere, i lavori più significativi all'interno della mostra DEEP INSIDE erano forse quelli che facevano minor affidamento a strumenti tecnologicamente avanzati. Quello che voglio dire è che non basta la padronanza nell'uso dei nuovi strumenti di comunicazione per dar luogo a lavori interessanti. Occorre una freschezza del pensiero e una ingegnosità che comunque, date le ottime premesse, non ho motivo di dubitare che questi studenti conserveranno nel tempo, affinando le loro capacità con la maturità e l'esperienza.

9. Durante le prossime edizioni del festival ci sarà un seguito a questa prima interessante indagine sulle scuole?
Quella di quest'anno è stata un'indagine ampia e preliminare, rivolta a un panorama mondiale mutevole e in pieno sviluppo che non teme di svelare i propri ambiti di eterogeneità e -nelle sue manifestazioni più radicali e spregiudicate- spesso anche di indeterminazione. Ci sarà senz'altro una seconda edizione di SPOT ON SCHOOLS durante il prossimo festival di architettura in video di Firenze, previsto nella primavera del 2005. E stiamo già attivandoci ed instaurando rapporti con molte istituzioni, alcune non presenti alla mostra di quest'anno. Contiamo ancora una volta su una variegata e energica partecipazione internazionale. Il campo delle sperimentazioni è molto ampio e in continua evoluzione. Sentiamo di aver contratto un impegno nel documentare quel che accade nel mondo della ricerca architettonica e nel mettere a confronto le nuove e più vivaci esperienze in atto.




intervista pubblicata su:
"My MEDIA" n.1, Gen.-Mar. 2004, pp. 24-27.